Nella Marchesini inizia a dipingere a vent’anni. Toscana di nascita (è nata a Marina di Massa nel 1901), si trasferisce a Torino con la famiglia intorno al 1916. Con le sorelle maggiori, Maria e Ada, frequenta la cerchia che Piero Gobetti raccoglie intorno alla rivista “Energie nove”, un ambiente di giovani intellettuali, coetanei, di cui fanno parte Carlo Levi, Ada Prospero, Natalino Sapegno, Federico Chabod, Elena Valla, Edmondo Rho. È Gobetti a introdurla nello studio di Felice Casorati, di cui diventa la prima allieva, dando avvio a una scuola destinata a operare e ingrandirsi sino ai primi anni trenta e di cui saranno allievi Marisa Mori, Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Daphne Maugham, Riccardo Chicco, Lalla Romano. L’apprendistato avviene in una cornice d’eccezione: la giovane artista frequenta le lezioni in atelier, entra in diretto contatto con la ricerca e l’ambiente di Casorati che, nel 1922, la fa posare per Silvana Cenni, la tempera nella quale appare seduta, come un’antica maestà. Nella Marchesini – scriverà l’amico pittore Enrico Paulucci – sembra scesa da una tavola di Piero della Francesca. Assomiglia alle figure dell’Orcagna, suggerisce Edmondo Rho. L’artista dipinge sopra le porte e le pareti di casa “figure un po’ piatte, allungate, leggermente e gentilmente falcate, di tipo ‘senese’”, come racconterà Lalla Romano nel romanzo Una giovinezza inventata (Einaudi, Torino 1979).
La prima fase pittorica è improntata allo studio dei maestri antichi, in un confronto vitale e operoso, nutrito dalle visite d’arte (a Firenze, Padova, Ferrara), in una passione condivisa con le sorelle e gli amici. I costrutti neo quattrocenteschi e i riferimenti alla ritrattistica fiamminga servono a Nella Marchesini per impaginare figure amate e oggetti familiari. Sin dal principio la sua arte si configura come strumento per una meditata
riflessione autobiografica, come attesta la frequenza dell’autoritratto, sfera della costruzione del sé, genere entro cui dichiarare le insegne del mestiere (il cavalletto, i pennelli, il camice da pittrice), tanto esibite poiché legate alla necessità di ribadire lo status professionale di un’artista donna.
Nella Marchesini partecipa con Casorati e allievi al circuito artistico ufficiale, esponendo alla Promotrice torinese, alla Biennale di Venezia (1928, 1930, 1932) e a una sua selezione ad Atene (1931), alla Quadriennale di Roma (1931, 1935), alle mostre della scuola, nella nuova sede in via Galliari a Torino e nelle gallerie di Milano (Galleria Milano), Genova (Galleria Valla), Firenze (Sala d’Arte de “La Nazione”). Dal 1929 inizia a far visita all’atelier torinese di Ugo Malvano che sposerà l’anno seguente. La ricerca si arricchisce del confronto con il marito, appassionato d’arte francese e di impressionismo, e con il suo fraterno amico Cino Bozzetti. Nascono i figli, Laura, Renzo, Anna. Conciliata con le impegnative responsabilità familiari, la pratica pittorica mantiene costante centralità, intrecciata ai ritmi della vita quotidiana, strumento cerimoniale per annunciare gravidanze e celebrare nascite, utilizzata come potente dispositivo per richiamare come “ritornanti” i familiari scomparsi. Corre in parallelo all’intensa attività di scrittura, con i carteggi, gli appunti diaristici, la poesia.
Lungo tutti gli anni trenta, accanto alle composizioni con figura, l’artista si dedica al paesaggio e alla pittura en plein air, durante i soggiorni in montagna (in Val Pellice, Val Grande di Lanzo, Val d’Aosta), sull’esempio del marito. Il contatto ravvicinato con la natura, studiata dal vero, trasfonde alla sua pennellata già espressiva, nuova vitalità ed energia. La seconda guerra mondiale allontana l’artista dalle esposizioni e dalla città. La famiglia si trasferisce a Drusacco, nel Canavese, rifugio e nuovo luogo-pittura, indagato attraverso le stagioni con i paesaggi di colline e di borgate, con i familiari ritratti nelle quotidiane attività all’aperto e nelle stanze di casa.
Dopo la guerra avvia un capitolo di profonda autoriflessione, alimentata dal confronto con Matisse in particolare e singolarmente operante attraverso le forme dell’anacronismo, della riscrittura con i rifacimenti delle proprie opere, remote o più recenti. Nella Marchesini torna a esporre in Italia e all’estero, a Londra, dove nel 1950 partecipa alla Jubilee Exhibition 1900-1950 del Women’s International Art Club. Nel 1946 ha esposto insieme al marito nelle sale della Galleria La Bussola di Torino appena aperta, sede di una prima personale condivisa e poi delle antologiche postume, quella di Malvano nel 1953, l’anno dopo la morte, e quella appena successiva dell’artista stessa, scomparsa a 52 anni.

Nella Marchesini, nel 1925 circa
Nella Marchesini, nel 1925 circa




Tessera della Biennale di Venezia, 1939. Torino, Archivio Malvano-Marchesini, Fondo Nella Marchesini, Serie Documenti anagrafici.
Copertina del catalogo della XVII Biennale di Venezia, Venezia 1930
Una delle sale della personale di Nella Marchesini, Torino, Galleria La Bussola, 1954. Torino, Archivio Malvano-Marchesini